Il Bravo Informatico

Ottobre 31, 2007

Da PuntoInformatico

Sono partito dalle basi della mia esperienza per giungere alla conclusione che ciò che si dice dell’informatica è vero: è quella cosa dove chi comanda non la conosce, e chi la conosce non comanda.

Questo perché per il nostro utente/cliente/committente quella cosa lì, (l’informatica) la vede a seconda del suo ruolo, (la realtà è rappresentazione, ci ricorda Schopenhauer), in molti modi differenti: talvolta come una form, talvolta come un semplice pulsante, e spesso solo come una cifra in un conto d’investimento, quasi mai, anzi proprio mai come un sofisticato meccanismo creato dalle abili mani di un artigiano.

Si, perché per quanto la si voglia far sembrare un prodotto industriale, l’informatica fatta a qualsiasi livello è del tutto artigianale.
Magari ci fosse un prodotto che schiacciando il tasto mi tiri fuori un gestionale, un ERP, un real time e cosi via. È vero, ci sono i tools che automatizzano molte azioni, ma il succo è che senza l’intervento umano poco o nulla si fa.

Nell’informatica poi si distinguono 3 grandi categorie:

1. I realizzatori di codice puro. In genere sono coloro cui occorre solo dire di che cosa hai bisogno e loro te lo costruiscono. Difficilmente si pongono domande sul perché ti serve qualcosa, loro lo fanno e basta. Si arrabbiano moltissimo quando ricevono richieste illogiche od astruse.
2. Coloro che ricevono le richieste dell’utente. Non so voi, ma il 99% delle richieste dei miei utenti è: non so cosa voglio, ma lo riconosco quando lo vedo. La maggior parte di coloro che si riconoscono in questa categoria passa il tempo a spiegare ad un utente, senza sembrare brusco, che una 500 con le ali, anche se fattibile, non è il massimo; meglio dotarsi o di una bella utilitaria o di un biplano o di entrambi. Se poi si dice sì all’utente (sulla 500), devi poi passare altrettanto tempo a parlare con i realizzatori per far digerire loro che adesso quello che hanno fatto lo buttano a mare e ricominciano a fare qualcosa di diverso. (Se avete manie masochistiche fatelo pure, io non ve lo consiglio!)
3. La terza categoria degli informatici ha per me qualcosa di magico. In genere la si trova nei piani alti della scala gerarchica. Di informatica hanno uno spruzzo, come le torte con su lo zucchero a velo, però sono degli abilissimi comunicatori e dei perfetti creatori di presentazioni ad effetti speciali creati ad arte con Power Point. Eccellono nel redigere piani in Project e sono degli ottimi oratori. Quanto poi a realizzare prodotti informatici…In genere sono soliti dire per farvi capire che sono dentro la materia:
Un prodotto informatico è un insieme di sequenze logiche che prendono delle informazioni in input, le elaborano e forniscono un output!
Si ma come ? Beh, questo è un lavoro per i tecnici… (vedi 1 e 2).

Un bravo informatico, qualsiasi sia il suo livello, deve avere le seguenti qualità per non finire presto in depressione o scoprire che la sua settimana lavorativa dura tra le 60 e le 80 ore.

· Preveggenza. Ormai in ufficio mi chiamano Cassandra, quando entra un utente e mi chiede qualcosa che sia di solo 2 giorni lavorativi, so già che stiamo parlando di 2-4 mesi. L’ultima volta che mi hanno chiesto un db provvisorio per una cosuccia da niente, è rimasto in piedi 3 anni. Ancora mi domandano come facevo a saperlo. Io uso questa Regola, tramandatami da un vecchio saggio. Quando vi chiedono una stima di qualcosa di nuovo, aumentatelo alla categoria superiore e moltiplicatelo per 2.
1 giorno=2 settimane. Siete molto vicino a quello che impiegherete.
. Ascolto. Mai e dico mai realizzate qualcosa non appena l’utente ha finito di parlare. Aspettate, fate una pausa e poi dite sempre, lo metto per iscritto perché cosi lo capisco meglio. A questo punto accadono 2 cose: o l’utente dice, non mi serve più (40%), o vi cambia i requisiti (60%). Nel secondo caso si ricomincia il loop.
· Essere un terribile mal fidato. Controllate l’attività dell’utente, è facile che vi chieda cose pazzesche, solo perché non sa che la stessa cosa la fa la calcolatrice di windows. Testate, testate sempre ogni singola cosa e poi ri-testatela. Avere dei programmi free bugs è l’unico vostro scudo ad ogni possibile richiesta assurda ed alla domanda, ma perché ci vuole cosi tanto…?!

L’ultimo talento lo si acquista con l’esperienza, con tanta esperienza, o si è fortunati ad averlo dalla nascita e si chiama la capacità di vendere la propria attività.
Dilbert insegna che se siete dei super esperti, bravissimi, capaci, ottimi risolutori, fornitori di soluzioni, ecc,ecc, beh, questo non vi sarà mai riconosciuto. Mai. Perché (sempre per la solita legge della rappresentazione) state per tutti solo facendo il vostro lavoro.

È come dire bravo ad un chirurgo. Certo che è bravo, è il suo lavoro.
Però il chirurgo si fa pagare ! E questo, perchè il chirurgo fa pesare tantissimo il suo know-how.
Questo talento poi, più passa il tempo e più diventa molto più importante di tutti gli altri, specie qui in Italia.
Posso affermare con sicurezza che il Vostro stipendio e livello in azienda è direttamente proporzionato a questa capacità.
Più saprete far intendere al Vostro utente, (Capo od altro), quanto il Vostro lavoro sia complesso e sfaccettato ( e di conseguenza oneroso ed impegnativo) perché deve essere accurato, completo per dare un servizio che nel tempo porterà guadagno (ovvero risparmio), e maggiori saranno i Vostri compensi. (C’è sempre chi vi dirà, ma che ci vuole a farlo?! A quel punto cedetegli la sedia ed chiedetegli di mostrarvi la sua bravura…Si azzittirà all’istante).

Al mio team dico sempre: se realizziamo un’intera applicazione in Ajax, con le ultimissime tecnologie, in un terzo del tempo e senza bugs non potremmo mai pretendere nulla in più di quello che abbiamo. Questo perché per tutti questo è il nostro lavoro, e non si può pretendere di avere di più per fare “solamente” il proprio lavoro.
Invitare l’utente ad una serie di 3, 4 riunioni in cui illustriamo come lavoriamo, come Egli sarà sempre informato su tutto durante tutto il progetto, e come il servizio prodotto gli renderà la vita migliore, non ha prezzo!

Ed infine due massime:
- La prima da esporre come bigliettino da visita: Se tu lo sai immaginare, noi lo sappiamo realizzare.
- La seconda da dire al Vostro Team: Alla gente quasi mai interessa un’applicazione che giri 1 secondo più veloce o che abbia una base dati ultra ottimizzata od utilizzi solo paradigmi OO, ma tutti vogliono che sia bella, sicura, affidabile e che risolva il loro problema.

Ecco, forse alla fine una possibile definizione è: il bravo informatico è colui che gli altri riconoscono come un risolutore di problemi.

Giuseppe Cubasia

Apprendo ora (grazie a Roberto) dell’incredibile notizia che ormai su tutti i principali siti di IT e anche sul blog di Beppe Grillo ha provocato reazioni di sgomento. Quella gente che si siede su una poltrona a Roma ha avuto una pensata molto intelligente e questa pensata l’ha tradotta in disegno di legge. Qualsiasi attività web dovrebbe essere registrata in un loro registro, in modo che possano guadagnare anche da una cosa pubblica e gratuita quale è l’informazione presente in internet. Adesso non voglio partire ad insultare, ma sono una persona senza senno riesce a fare una legge simile. Un blog personale in teoria andrebbe registrato, con conseguente pagamento di un classico bollettino. Cose da pazzi, dato che se esistono siti che permettono di creare blog gratuitamente perchè dovrei pagare questa maledetta registrazione??? Certo che solo in Italia succedono certe cose…

Da PuntoInformatico (questa volta scelto a caso tra i migliaia di siti che avevano un articolo riguardante l’argomento)

“Roma – Questa minaccia era proprio sfuggita agli occhi di Punto Informatico e, purtroppo, anche a quelli di molti altri. Ma non è sfuggita a Valentino Spataro, curatore di Civile.it, che in un editoriale appena pubblicato avverte tutti del siluro sparato dal Governo contro la rete in pieno agosto e approvato formalmente dal Consiglio dei ministri lo scorso 12 ottobre.

La novità è presto detta: qualsiasi attività web dovrà registrarsi al ROC, ossia al Registro degli operatori di Comunicazione, se il disegno di legge si tradurrà in una norma a tutti gli effetti. Registrazione che porta con sé burocrazia e procedure.

Il testo parte bene, spiega che “La disciplina prevista dalla presente legge in tema di editoria quotidiana, periodica e libraria ha per scopo la tutela e la promozione del principio del pluralismo dell’informazione affermato dall’articolo 21 della Costituzione e inteso come libertà di informare e diritto ad essere informati”.

Bene, anche perché esplicita che si parla di editoria e non, ad esempio, di pubblicazioni spurie prive di intenti editoriali, come può esserlo un sito personale. Il problema, come osserva Spataro, è che poi il testo si contraddice quando va a definire cosa è un prodotto editoriale.

Una definizione che chi legge Punto Informatico da almeno qualche anno sa essere già oggi molto spinosa e che, con questo disegno governativo, assume nuovi inquietanti connotati:

“Per prodotto editoriale si intende qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione, di intrattenimento, che sia destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso” (art 2, comma 1).

Chi avesse ancora dei dubbi su cosa sia prodotto editoriale può leggere il comma seguente del medesimo articolo, che stabilisce cosa non è prodotto editoriale:

“Non costituiscono prodotti editoriali quelli destinati alla sola informazione aziendale, sia ad uso interno sia presso il pubblico”.

Chi ritenesse che questa definizione non si applichi, per esempio, al proprio blog personale dove pubblica di quando in quando un post, dovrà ricredersi passando al comma successivo dell’articolo 2, il terzo comma, che recita:

La disciplina della presente legge non si applica ai prodotti discografici e audiovisivi.

Il Governo, nel redigere questo disegno di legge, non si è dimenticato, peraltro, dei prodotti editoriali integrativi o collaterali che sono quei prodotti, compresi quelli discografici o audiovisivi, che siano “diffusi unitamente al prodotto editoriale principale”.

Rimarrebbe una scappatoia, quella delle pubblicazioni, on e off line, che sono sì di informazione o divulgazione, o formazione o intrattenimento, ma non sono a scopo di lucro. Rimarrebbe se solo il Governo non ci avesse pensato. Ed invece dedica alla cosa l’intero articolo 5:

“Per attività editoriale si intende ogni attività diretta alla realizzazione e distribuzione di prodotti editoriali, nonché alla relativa raccolta pubblicitaria. L’esercizio dell’attività editoriale può essere svolto anche in forma non imprenditoriale per finalità non lucrative”.

Un paragrafo che dunque non lascia scampo ai “prodotti” non professionali, lasciando forse, ma è una questione accademica, un micro-spiraglio a chi non ottiene o non cerca pubblicità di sorta sulle proprie pubblicazioni.

Qualcuno potrebbe pensare che il solleone ad agosto abbia giocato brutti scherzi. In realtà all’articolo 7 viene raccontato il motivo del provvedimento. Con espresso riferimento a quanto pubblicato online, si spiega che l’iscrizione al ROC serve “anche ai fini delle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa”.

Senza contare la montagna di introiti extra che il Registro otterrebbe con questa manovra, ne consegue che la giustificazione che viene addotta a questo nuovo provvedimento sia la necessità di tutelare dalla diffamazione. Come se fino ad oggi chiunque avesse avuto mano libera nel diffamare chiunque altro. Il che non è, tanto che più volte siti non professionali e altre pubblicazioni online, anche del tutto personali come dei blog, e anche senza alcuna finalità di lucro, si sono ritrovati coinvolti in un processo per diffamazione.

“Potessero, – conclude Spataro – chiederebbero la carta d’identità a chiunque parla in pubblico. Su internet il controllo è più facile. E imporre procedure burocratiche per l’apertura di un blog sarà il modo migliore per far finire l’internet Italiana”.”

Sistemi operativi in uscita

Ottobre 17, 2007

PuntoInformatico oggi contiene un articolo sull’uscita della nuova release di Ubuntu. Vi inserisco l’articolo inserito nel sito, aggiungendo il commento che con questa nuova interfaccia grafica si è davvero giunti ad un livello di superiorità nei confronti di windows graficamente parlando. Mentre l’altra importante uscita è quella del 26 ottobre (in concomitanza con l’uscita di Pro Evolution Soccer 2008) del nuovo sistema operativo di Apple, il MAC OS X 10.5, definito anche Leopard. Adesso spazio all’articolo riguardante Ubuntu.

Roma – Canonical ha distribuito in queste ore la nuova versione 7.10, anche nota come Gutsy Gibbon, della sua popolarissima distribuzione Linux Ubuntu. L’edizione desktop introduce migliorie al supporto delle stampanti, alla navigazione web e all’interfaccia grafica, che ora adotta GNOME 2.20 e la tecnologia 3D Compiz Fusion.

Mark Shuttleworth, fondatore e CEO di Canonical, afferma che la decisione di rendere Compiz Fusion una funzionalità predefinita della nuova Ubuntu è stata tra le scelte più difficili e dibattute della nuova release. Alla fine gli sviluppatori hanno convenuto che fosse venuto il momento di fare il salto, e lasciare l’onere di modificare la configurazione di default a coloro che non desiderano i nuovi effetti visuali.

Ubuntu 7.10 è in grado di rilevare automaticamente se il sistema su cui gira è in grado di far girare Compiz Fusion: se non lo è, viene utilizzata l’interfaccia grafica tradizionale. Effetti addizionali possono essere attivati dal menù System / Preferences / Appearance sotto il tab Visual Effects.
Nel rinnovato sistema operativo è stata attivata di default anche la Deskbar, che permette di accedere istantaneamente alle applicazioni di uso più frequente, ai bookmark, al desktop search e ad altre risorse e funzionalità. Il motore di ricerca è ora in grado di indicizzare tutti i formati dei file più comuni, come foto, documenti, musica ecc.

Un’altra grande novità di Gutsy Gibbon è data dal pieno supporto in scrittura alle partizioni ed ai file NTFS di Windows, una caratteristica fornita dal driver open source NTFS-3g che sarà particolarmente apprezzata da chi installa Ubuntu in dual-boot con Windows XP o Vista.

Ubuntu 7.10 include poi la possibilità di passare velocemente da una sessione utente all’altra senza dove ogni volta introdurre nome utente e password; migliora il gestore di plug-in per Firefox; fornisce un menù di configurazione per lo schermo che permette di cambiare “al volo” il driver grafico, la risoluzione e la frequenza di refresh; migliora il supporto plug and play per le stampanti, che ora vengono configurate totalmente in automatico; offre all’utente la possibilità di cercare e installare, per certi componenti hardware, eventuali firmware o hardware proprietari; e migliora il supporto al risparmio energetico, alla cifratura dell’hard disk, alla sicurezza (è ora inclusa la tecnologia AppArmor), ai thin client e ai profili di autenticazione.

Per quanto riguarda il risparmio energetico, Ubuntu 7.10 può avvantaggiarsi delle migliorie introdotte dal kernel Linux su cui poggia, il 2.6.22, ed in particolare dalla modalità di funzionamento tickless. A tal proposito il sito phoronix.com ha recentemente pubblicato un articolo in cui mette a confronto, con una serie di test, i consumi di Ubuntu 7.10 con quelli delle precedenti release. In quest’altro articolo si confrontano invece i consumi di quest’ultimo sistema operativo con quelli di Windows XP, Windows Vista e Fedora 7

Altre informazioni sulla distribuzione, e i link dei mirror da cui scaricare le immagini ISO, possono essere trovati sul sito italiano di Ubuntu. Gli esperti consigliano di fare l’aggiornamento di Ubuntu 7.04 ad almeno un giorno di distanza dal lancio, in modo da non sovraccaricare inutilmente i server e godere di velocità di download più elevate.

Cosa succede in Italia???

Ottobre 17, 2007

Dopo esser stato in giro tutto il giorno tra università e palestra torno a casa stasera e il telegiornale della sera sconvolge un po’ i miei pensieri. Ora cercherò tramite il fido Corriere della Sera di riassumervi un po’ quello che mi ha scombussolato:

Prima notizia:
Entra a scuola e tenta violenza su alunna
CELLAMARE (BARI) - Un fatto grave. Ancor di più per essere stato compiuto in una scuola. Con l’accusa di essere entrato in una scuola media del sud est barese e di aver tentato di compiere atti sessuali su una studentessa tredicenne, minacciandola con un coltello e colpendola con pugni, un uomo di 45 anni, Giuseppe Roberto, di Cellamare (Bari), è stato arrestato dai carabinieri. La giovane per caso è riuscita a divincolarsi e a fuggire per strada, dove è stata soccorsa da una pattuglia di militari dell’Arma che l’hanno accompagnata in ospedale. Gli operatori sanitari hanno diagnosticato alla studentessa lievi traumi contusivi all’addome. Il presunto aggressore è stato bloccato due ore dopo a Cellamare. Dovrà rispondere di molestie sessuali aggravate e continuate e di lesioni personali. Dalle indagini finora svolte i carabinieri della compagnia di Triggiano (Bari), è emerso che l’uomo, celibe e disoccupato, da circa due mesi molestava la studentessa.
Separazione in tribunale, il marito spara
REGGIO EMILIA – Sparatoria da Far West in tribunale a Reggio Emilia. Un albanese ha aperto il fuoco all’impazzata durante un’udienza di separazione. In un primo momento Klirim Fejzo, 40 anni, ha puntato l’arma alla testa della moglie, Vyosa Demcolli, 37 anni, ferita gravemente, operata e ora in prognosi riservata. Poi ha freddato il cognato, Arjan Demcolli, che aveva tentato di disarmarlo. A quel punto, secondo la ricostruzione degli investigatori, l’uomo ha fatto fuoco contro chi gli era intorno, ferendo due avvocati e un agente di polizia che lo ha ucciso mentre Fejzo stava tentando la fuga. La strage si è consumata davanti alle due figlie della coppia, di 16 e 12 anni.

Bimba cade dal balcone, spinta da madre

VINOVO (Torino) – Matilda Villani, una bimba di 5 anni è morta lunedì, a Vinovo, precipitando dal balcone di casa, dal quinto piano di una palazzina di via Cottolengo. A spingerla giù sarebbe stata la madre, Giuseppina Griffo, da tempo affetta da crisi depressive. La donna, 30 anni, dopo un lungo interrogatorio e molte contraddizioni, ha confessato ai carabinieri di Vinovo, e alla presenza del pm Gianoglio, che coordina le indagini, di aver provocato la morte della piccola, gettandola di sotto.

FERMO - La madre della vittima è stata sottoposta immediatamente a fermo di polizia giudiziaria con l’accusa di omicidio. In un primo momento si era pensato che si trattasse di un incidente, che la bambina fosse scivolata giù dal balcone della casa di Vinovo mentre si sporgeva per scorgere il papà, di ritorno a casa.

Un breve commento a tutto questo:

Per la prima notizia sinceramente una persona del genere andrebbe solo rinchiusa nel carcere e buttare via la chiave. Tanto alla fine nel suo caso non so se riuscirebbe a sopravvivere alla prigione. Alla fine la gente che tocca i bambini sono sempre mal visti dagli altri internati e se non sono messi in isolamento rischiano sempre la vita (direi quasi giustamente).

La seconda notizia mi fa riflettere non sul perchè ci sia uno che spara alla moglie, ma come questo tizio sia riuscito a portare all’interno di un edificio pubblico, per giunta un tribunale, una pistola senza che gli venga fatta alcuna perquisizione oppure nessuna scansione al metal detector. Dicono che sono attenti per evitare qualsiasi attacco terroristico, ma questa sicurezza oggi mi è sembrata una barzelletta, dato che questo tizio è riuscito a sparare alla moglie, all’avvocato e pure ad un poliziotto. Mah..

Per la terza notizia non ho nulla da commetare, se esiste una malattia mentale purtroppo la bambina è stata sfortunata.

Da provare

Ottobre 17, 2007

Dal sito del prof. Fuggetta ho scoperto questo nuovo web browser. Si chiama Flock (www.flock.com). E’ molto carino ed ha al suo interno alcune funzioni molto utili, come quelle di postare subito un intervento nel tuo blog oppure gestisce molto velocemente alcuni account come quelli di youtube,blogger,flick, ecc.

Sempre da PuntoInformatico:
” Un laser che ti legge dentro

Roma – Far sapere al mondo o, meglio, a colleghi, amici e parenti come ci si sente in un certo momento o, meglio ancora, come ci sente mentre si sta al computer. Questo lo scopo di una singolare “bandana” messa a punto da una crew di ricercatori della Tufts University che, a sentire InformationWeek, è tutto meno che una boutade. Il concept di questo strumento ha già ottenuto un finanziamento di 445mila dollari dalla National Science Foundation statunitense.Il cuore del dispositivo è la spettroscopia nota come fNIRS, acronimo che sta per functional near-infrared spectroscopy: sensori fNIRS vengono indossati assieme alla bandana, sensori che sono dotati di diodi laser che sparano luce infrarosso-vicino verso la fronte e che – spiega il Science Daily – possono così tenere sott’occhio i livelli di ossigenazione del cervello.
Niente di fantascientifico, assicurano i responsabili del progetto come Sergio Fantini, uno dei ricercatori della Turfts. Si tratta, insiste, di una spettroscopia assolutamente non invasiva e non dannosa, capace però di raccontare alcune cose sullo stato di concentrazione, o di noia, o sulla stanchezza, di chi indossa la bandana.In questa fase della ricerca, gli scienziati non promettono alcun genere di accuratezza ma spiegano che, monitorando questo genere di dato, è possibile pervenire ad una lettura che in futuro potrebbe garantire di individuare “emozioni” come la frustrazione.”

Da PuntoInformatico apprendo questa notizia che mi lascia un po’ a bocca aperta anche se, studiando robotica e soprattutto ingegneria della conoscenza, so che sarà un prossimo futuro che potrebbe sconvolgere la normale vita dell’uomo.
“I robot ameranno gli uomini

Roma – Chi ha mai sperato di contrarre regolare matrimonio con un robot (o con una robottina)? Secondo David Levy, apprezzato ricercatore in intelligenza artificiale dell’Università di Maastricht (Olanda), forse è il caso di farci un pensierino. “Prevedo che intorno al 2050 lo stato del Massachusetts sarà la prima giurisdizione a legalizzare il matrimonio con i robot”, dice il ricercatore.L’affermazione, certamente singolare, non è passata inosservata: chi lo riferisce è MSNBC, a sua volta ripresa da Slahdot. Levy sostiene questa ipotesi accompagnandola con numerose argomentazioni a supporto, sulla base della sua tesi di laurea, intitolata Le relazioni intime con partner artificiali.”Il Massachusetts è uno statopiù liberale della maggior parte delle altre giurisdizioni statunitensi ed è stato un precursore della legalizzazione dei matrimoni tra esseri dello stesso sesso”, dice Levy. “Inoltre, in quella zona si respira aria di ricerca high-tech, per esempio al MIT
Davvero stupefacente, geeky, direbbe qualcuno. Ma ci sono altre argomentazioni, piuttosto solide, che secondo Levy sono da portarsi a sostegno di questa futuribile previsione. “Inizialmente, far sesso con un robot può essere considerato geeky, ma non appena un titolo a caratteri cubitali come ho fatto sesso con un robot ed è stato bellissimo dovesse apparire sulla rivista giusta, sono certo che molti vorrebbero prendere… lo stesso treno”, ammicca Levy, con evidente riferimento alle… debolezze umane e a qualche centinaio tra libri e film di sci-fi.Non solo: il meccanismo di certo porta alla mente la mitologia greca, a Pigmalione che
si innamora della statua di Afrodite. Riconducendolo ai tempi moderni, continua l’articolo di MSNBC, già 40 anni fa gli scienziati rilevarono che a volte gli studenti restavanoinspiegabilmente attrattida ELIZA, un programma per computer progettato per fare domande ricalcando l’azione di uno psicoterapeuta.”